Nuove Sensibilità
08/09

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Associazione Semi di laboratorio
in collaborazione con I Teatrini
e con il Nuovo Teatro Nuovo

PIU' LEGGERO DI UN SUGHERO

di
Linda Dalisi

con
Elisa Bongiovanni, Lucilla Mininno,
Francesco Zecca

collaborazione al progetto
Fabrizio Ferracane

luci
Luigi Biondi

elementi scenici
Chiara Scarpitti

collaborazione alle musiche
Gianni Blob

pianoforte
Mariano Acanfora

foto di scena
Brunella Giolivo

assistente alla regia
Francesca Giolivo

regia
Linda Dalisi

Alle prime luci dell’alba tre naufraghi si svegliano sulla loro zattera e si accorgono che qualcosa è cambiato. Un vuoto accoglie il loro risveglio.
Nei giorni passati il quarto naufrago
(un poeta-guida), per farli sopravvivere allo sconforto della loro condizione, li ha convinti
che se arriverà la pioggia subito dopo comparirà una nave all’orizzonte e potranno essere tratti in salvo. L’attesa di questi eventi riprende come al solito, ma stavolta manca qualcosa.
Le certezze vacillano. Così queste tre creature attraverso i loro racconti e le loro visioni,
si legano sempre di più gli uni agli altri e alla loro ricerca, e scoprono pian piano una traccia di verità sul proprio essere. Nel progetto originario siamo partiti da un inseguimento tra quattro uomini dispersi nell’acqua, senza neanche un appiglio: il Poeta e tre figure della sua alterità. Quattro personaggi che si inseguivano.
Il primo che insegue il secondo che insegue il terzo che insegue quello più veloce di tutti, sconosciuti ma legati da un destino comune.
Il più vecchio di tutti aveva perso la poesia, rinunciando volontariamente ad essa. Ho perso la memoria. Ho perso l’amore. Ho perso l’unica possibilità di vincere. Poi questi quattro naufraghi sono approdati ad una spiaggia
dal paesaggio di una città fantasma e successivamente queste creature sono ritornate nel mare, aggrappati ad una zattera. Nell’ultima fase del lavoro la loro guida
(il trainante Poeta) si è inabissata, alla ricerca della propria immagine riflessa e gli altri tre sono rimasti soli. Scorrono nei loro pensieri le finestre delle loro stanze lontane, le mani dei loro cari, le sensazioni delle loro vittorie, ma nessuno le sa riconoscere. Il sole picchia, picchia forte, e si arroga il diritto di rispondere per tutti. Elena: Io amavo. Mi è stato sottratto l’oggetto del mio amore. Annibale: Io vincevo, mi è stato sottratto il piatto della vittoria.
La Lady: Io volavo con la voce. Mi è stato nascosto il pentagramma che mi portava in alto. Mia figlia? Svanita tra le alghe. La mia carta fortunata? Mangiata dai pesci. Il mio amore? Andato nel mare di lettere mancate. Quello che lega queste tre creature ormai ultramarine è una sorta di necessità generativa, l’attesa della nascita non indolore della storia di ciascuno. Questo mare mi respinge. Questo legno mi respinge. Le braccia di chi ho accanto mi respingono. Ma io ho la mia storia da partorire, la mia storia da lasciare andare tra le onde.
Se questo legno battuto ed esausto, non smetterà di scricchiolare sotto i miei tentativi.
Il lungo lavoro di drammaturgia scenica ha portato a questo sogno, a queste presenze un po’ consumate e un po’ vivide, isteriche, smarrite, vacillanti e comunque sempre desiderose di gioco e di verità. Quella verità sul proprio essere, posseduta “in un’anima e un corpo”. Era un inseguimento e adesso chi ho accanto mi sorregge, tiene la mia schiena spossata e sa che la direzione è dall’altra parte. Dall’altra parte.

Menzione speciale nuove sensibilità 2008-09
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