Teatro Stabile delle Marche
in collaborazione con Amat
Officina Concordia Comune di
San Benedetto del Tronto
Teatro Comunale di Chiaravalle
nell'ambito del Progetto Nuove Sensibilità
IF I WAS MADONNA
drammaturgia Alessandra Morelli, Alessandro Sciarroni
con
Chiara Bersani
Angela Cecchitelli
Ettore Lombardi
Greta Olivieri Pennesi
Davide Passaretti
Matteo Ramponi
Laura Sciabarrà
Alessandro Sciarroni
creazione
Alessandro Sciarroni
elaborazione sonora
Paolo Persia
disegno luci e cura tecnica
Mauro Marasà
costumi e allestimento
Ettore Lombardi, Alessandro Sciarroni
immagine di cartolina
Alessandro Fioretti
direttore di produzione
Francesca Moretti
ufficio gruppi
Benedetta Morico
ufficio stampa
Beatrice Giongo
si ringraziano:
Centro Giovani Casa Colonica e Scuola Elementare Colleoni per la concessione delle residenze creative e Hopera Ballet per il coinvolgimento nel lavoro di una giovane danzatrice dell'Istituto Formazione Danzatori.
In If I was Madonna la figura della pop star funziona come se fosse una lingua scritta da tradurre, da convertire. Come in un “dizionario”,
in cui da un lato viene presentato il linguaggio iconografico e biografico della cantante, mentre dall’altro vi è la traduzione che ne dà Sciarroni attraverso la presentazione di azioni, suoni, relazioni e immagini. Alla vocazione “pop” della donna di successo, viene contrapposta quella concettuale dell’artista/performer. La figura di Madonna viene messa in scena come se si trattasse di un classico teatrale da tradurre attraverso i linguaggi della contemporaneità.
La performance è strutturata come un lungo videoclip che prende in esame i temi salienti della poetica della pop star. In questo spettacolo però,
la cantante non ha nessun controllo sulla regia e soprattutto al suo posto come performance artist c’è qualcun altro (quattro uomini di età differenti, una giovane ragazza disabile fisica, una donna
e una bambina). Lo spettatore che non conosce
la biografia personale ed artistica della Signora Ciccone, non risente della mancanza di queste nozioni. Si trova dinanzi ad un’opera originale, poiché il lavoro si muove attraverso il difficile territorio dell’identità.
Attraverso qualcosa che riguarda ognuno di noi.